STORIA BIBLICA 1.6

Giacobbe (Genesi capitoli dal 30 al 34)
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Giacobbe si trova in Caran, presso lo zio, nonché suocero, nonché datore di lavoro, Labano, che gli ha dato in moglie sia Rachele, l’amata, sia Lea, sua sorella.

Di fronte alla fecondità di Lea, che ha dato a Giacobbe ben 4 figli, Rachele decise di avere un figlio “per procura” (come già Sara aveva fatto con Agar) e quindi diede in moglie a Giacobbe la sua serva, Bila, che gli partorì prima Dan e poi Neftali.

In questa “gara” tra sorelle, anche Lea diede la sua serva, Zilpa, per moglie a Giacobbe e da essa nacquero Gad e Ascer.

In seguito Lea partorì ancora a Giacobbe altri figli: Issacar, Zebulon e Dina (l’unica femmina); infine Dio rese feconda anche Rachele, che partorì Giuseppe.

Giacobbe, a seguito di un accordo con Labano, divise le greggi con il suocero per farsi un patrimonio e, attraverso alcuni trucchetti, ingrandì il suo gregge e divenne ricchissimo, arrivando a possedere, dal solo bastone con cui era arrivato in Caran, greggi, serve, servi, cammelli e asini.

Il Signore disse a Giacobbe che era giunto il momento di tornarsene a casa, in Canaan; Giacobbe prese tutto quello che aveva e, sfruttando la lontananza di Labano per la tosatura delle pecore, partì.

Quando Labano lo seppe, inseguì Giacobbe, il suocero era intenzionato a riportarlo indietro, ma la notte precedente all’incontro, Dio, in un sogno, intimò a Labano di non toccare Giacobbe.

Labano fece dunque un patto con Giacobbe e stabilirono un confine, oltre il quale nessuno dei due sarebbe andato.

Ma, lasciato alle spalle Labano, Giacobbe ha ora davanti il suo passato, sa che, una volta tornato in Canaan, deve affrontare suo fratello Esaù, che lo vuole morto e infatti sta venendo verso di lui con 400 uomini.

Giacobbe, impaurito e angosciato, divise in due tutto quello che possedeva, così che, qualora una schiera fosse stata battuta, l’altra avrebbe potuto salvarsi; non solo, preparò un regalo per suo fratello, cercando di rabbonirlo.

Dopo aver mandato avanti tutte le schiere, Giacobbe restò solo, di notte, presso il torrente Jabboc e “uno” lottò con lui; visto che non poteva batterlo, gli toccò l’anca, che fu slogata.

Giacobbe, resosi conto di avere di fronte “qualcuno” con dei poteri sovrannaturali, non si arrese, si rifiutò di lasciarlo andare e pretese di essere da Lui benedetto.

Il dialogo tra i due ora diventa singolare: a Giacobbe viene chiesto il nome e deve lui confessare, dicendo il suo nome, di essere un soppiantatore, un imbroglione.

Non ha forse finora agito sempre così?

Ha ingannato suo padre Isacco, fingendosi Esaù, che ha soppiantato nella primogenitura e ha ingannato Labano sottraendogli la parte migliore del gregge; questo è Giacobbe.

Ma ora il suo nome viene cambiato, ora sarà Israele, perché è colui che “ha lottato con Dio contro gli uomini”; quando il sole sorge Giacobbe è divenuto Israele e chiamò quel luogo “Peniel”, cioè “volto di Dio”, perché vide Dio faccia a faccia e fu risparmiato.

Giacobbe non ha più paura e si presenta al fratello con tutta la sua famiglia; Esaù però non è venuto per ucciderlo, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia e piangono insieme.

A questa riappacificazione però non segue una frequentazione, Esaù torna a Seir, in Edom, e Giacobbe va abitare vicino a Sichem; da notare che qui Giacobbe costruisce un altare che chiama: El-Elohè-Irsael, “Dio è il Dio di Israele”.

A Sichem accadde un episodio increscioso, che mostra, per la prima volta, l’agire sconsiderato e quasi malvagio dei fratelli di Giuseppe, dei figli di Giacobbe.

Dina si era recata a Sichem, ma il figlio del re la rapì e la violentò; innamoratosi di lei la chiese in moglie al padre, il quale propose a Giacobbe di unire anche i due popoli.

I figli di Giacobbe acconsentirono solamente alla condizione che tutti i maschi sichemiti si circoncidessero; i sichemiti accettarono, ma il terzo giorno dalla circoncisione, vista la loro inabilità, Simeone e Levi capeggiarono una spedizione punitiva per ucciderli tutti e saccheggiarono la città causando dolore e angoscia a Giacobbe.

 

redazione @adifalconara #redazione

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